
Una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico e della Costituzione italiana ha acceso la polemica politica intorno alla prossima edizione di Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria in programma alla Nuvola dell’Eur, a Roma, dal 4 all’8 dicembre 2026.
Il documento dovrà essere sottoscritto dagli editori che intendono partecipare alla manifestazione organizzata dall’Associazione italiana editori. La novità ha provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito la richiesta un «patentino antifascista» e una forma di censura.
«La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra», ha scritto Meloni sui social. Secondo la premier, una simile selezione delle posizioni ammesse al confronto sarebbe «incompatibile con qualsiasi società democratica».
Gli organizzatori hanno escluso qualsiasi intento censorio o partitico, spiegando che la dichiarazione risponde a un’esigenza di chiarezza sui principi alla base della manifestazione. La Fiera ha tuttavia annunciato un ulteriore approfondimento, anche in considerazione dell’attenzione istituzionale suscitata dalla vicenda.
Fino all’edizione precedente, il regolamento richiedeva agli espositori di rispettare i valori espressi dalla Costituzione italiana, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Per il 2026 è stato aggiunto un documento che chiede di riconoscere e condividere esplicitamente i valori antifascisti.
La presidente di Più libri più liberi Annamaria Malato ha difeso la scelta, sostenendo che la manifestazione ha sempre avuto alla base la libertà e il pluralismo. «Non c’è mai stata alcuna volontà censoria, alcun intento partitico né orientamento politico», ha affermato, invitando Meloni a visitare la Fiera per constatare la presenza di editori e giornalisti appartenenti a orientamenti diversi.
Secondo Malato, il dibattito polarizzato rischia di spostare l’attenzione dal lavoro degli editori e dalla funzione culturale della manifestazione. Il nuovo documento, ha spiegato, era stato pensato per rendere espliciti principi già presenti nel regolamento.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha accolto favorevolmente la disponibilità annunciata dall’Associazione italiana editori, auspicando che l’approfondimento rappresenti «l’inizio della fine d’un clamoroso equivoco» suscettibile di strumentalizzazioni.
Dalla maggioranza è intervenuto anche il vicepremier Antonio Tajani, che ha richiamato la libertà di espressione e di pensiero. «Io sono antifascista. Ma non si può dire che se uno la pensa diversamente è fascista: questo è sbagliato», ha dichiarato.
Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha invece espresso pieno sostegno alla posizione di Meloni: «A me non piace vivere in un Paese dove per parlare ti devi dichiarare che sei di una parte piuttosto che dell’altra».
Sulla vicenda è intervenuta anche l’assessora alla Cultura della Regione Lazio Simona Baldassarre, secondo la quale una manifestazione dedicata ai libri deve rimanere uno spazio aperto al confronto plurale, nel rispetto delle regole democratiche.
«Trovo inaccettabile che si chiedano patenti di legittimazione ideologica che si trasformano di fatto in controllo e censura verso case editrici e autori non graditi», ha dichiarato Baldassarre, auspicando una soluzione capace di tutelare il carattere aperto e inclusivo della Fiera.
Dalle opposizioni, il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte ha definito la vicenda una «polemica domenicale surreale», accusando Meloni di inseguire Vannacci. Il capogruppo del M5s al Senato Luca Pirondini ha chiesto se la presidente del Consiglio intenda «gareggiare con Vannacci a chi sta più a destra».
Il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni ha osservato che Meloni eviterebbe di definirsi antifascista, mentre la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha ricordato che la premier ha giurato sulla Costituzione.
«La Costituzione è antifascista», ha affermato Schlein, sostenendo che il fascismo non possa essere considerato una semplice opinione e contestando alla presidente del Consiglio di non aver reagito con la stessa nettezza di fronte ad altri episodi riconducibili alla destra radicale.
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