
Si accende il confronto tra Spaziotempo Roma e il Parco regionale dell’Appia Antica sulla possibilità di organizzare musica dal vivo negli spazi dell’ex Circolo degli Artisti.
Al centro della vicenda c’è un verbale di accertamento elevato dai guardiaparco nei confronti del rappresentante legale dell’associazione Barra Spaziatrice, Gianmarco Fetoni.
«Noi abbiamo un’autorizzazione del Comune a procedere con le attività di musica dal vivo e, avendo vinto un bando per un bene del Comune, ci atterremo a queste indicazioni», afferma Fetoni.
L’associazione sostiene di aver provato ad aprire un confronto con l’Ente Parco e riferisce di aver già cancellato o rimodulato diversi eventi nel corso dell’ultimo mese, con conseguenze economiche sulla programmazione.
Lo scontro tra i gestori di Spaziotempo e il Parco va avanti da prima dell’apertura. Per i mesi di concessione temporanea assegnati all’associazione per la riapertura dei giardini dello storico locale romano, il Parco il 31 agosto aveva escluso la possibilità di svolgere concerti con musica dal vivo amplificata all’aperto, consentendo invece altre attività.
Con un programma già definito, Spaziotempo ha quindi dovuto modificare parte della propria programmazione. Il 30 settembre è poi arrivato il parere di compatibilità acustica espresso dall’ufficio competente di Roma Capitale.
«Da sabato, quindi, si suona», avevano annunciato gli organizzatori sui social. Peccato che durante la serata sono intervenuti i guardiaparco. Dal controllo sarebbe quindi scaturito un verbale relativo alla presunta violazione del nulla osta dell’Ente Parco e, qualora il magistrato decidesse di procedere, la contestazione riguarderebbe l’articolo 30 della legge 394 sulle condotte illecite all’interno di parchi e aree protette.
Dopo l’episodio, Fetoni e l’assessore di Roma Capitale Tobia Zevi hanno criticato la posizione del Parco, ritenendo non convincenti le motivazioni fornite dall’Ente.
Qualche ora più tardi è arrivata la risposta del Parco dell’Appia Antica, che respinge l’idea di una contrapposizione tra istituzioni o di un divieto generalizzato nei confronti della musica.
«Non è una guerra alla musica. In un’area protetta la tutela della fauna viene prima di tutto», chiarisce l’Ente, spiegando di applicare per quell’area il limite di 40 dB(A) previsto dalla disciplina sull’inquinamento acustico per le aree particolarmente protette.
Secondo il Parco, non è corretto contrapporre un Comune che «autorizza la musica» a un Ente Parco che «la vieta». Roma Capitale disciplina infatti l’impatto acustico sul territorio comunale, mentre l’Ente gestore dell’area protetta deve valutare la compatibilità delle attività con la tutela degli habitat e della fauna.
Per l’Ente, dunque, il nodo non riguarda l’attività culturale in sé ma una specifica modalità di svolgimento e il suo possibile impatto sulla fauna, considerando non soltanto il rumore ma anche luci, presenza umana e attività notturne.
Tutto questo perché, precisa l'Ente, l’area dell’ex Circolo degli Artisti è entrata nel perimetro protetto con l’ampliamento del 2018. Da quel momento, quindi, devono essere rispettate anche le regole previste per un’area naturale protetta.
Di parere opposto i capigruppo di opposizione in Consiglio regionale del Lazio Mario Ciarla, Marietta Tidei, Claudio Marotta, Adriano Zuccalà e Alessio D’Amato, che riconducono la vicenda anche a una scelta politica.
In una nota, i consiglieri chiedono la revoca della delibera commissariale numero 6 del 10 giugno 2025 e accusano il Parco di ostacolare la riapertura dell’ex Circolo degli Artisti.
Secondo l’opposizione, l’Ente dovrebbe limitarsi alle proprie competenze di tutela ambientale attraverso prescrizioni «motivate e proporzionate», senza intervenire sulla programmazione culturale.
La contestazione riguarda anche il divieto, previsto dalla stessa delibera, di eventi, raduni e commemorazioni di carattere politico all’interno del perimetro del Parco, che i capigruppo definiscono un’estensione impropria delle competenze dell’Ente.
Nella parte più politica della nota, le opposizioni chiamano direttamente in causa Fratelli d’Italia, accusando il partito di utilizzare gli enti regionali «come una clava» nei confronti di amministrazioni guidate da altre forze politiche e sostenendo che dietro la gestione del caso Spaziotempo vi sia una precisa impostazione politica.
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