
Il Teatro Biblioteca Quarticciolo, in via Ostuni 8 a Roma, diretto artisticamente da Antonino Pirillo e Giorgio Andriani, presenta a febbraio 2026 due appuntamenti che interrogano il presente attraverso linguaggi radicali e non concilianti. In scena, tra il 6 e l’8 febbraio e poi il 21 e 22, due lavori che mettono al centro la parola, il suono e la crisi dei racconti fondativi.
Dal 6 all’8 febbraio arriva «Caccia ’l drago», fabula in musica liberamente ispirata all’opera di J. R. R. Tolkien, di e con Daniele Timpano, con la regia firmata insieme a Elvira Frosini. «Le fiabe vanno strappate ai bambini»: lo spettacolo parte da qui e costruisce una scena astratta e antinaturalistica, lontana da ogni immaginario consolatorio.
Un attore-supermarionetta tenta, fra ritardi, divagazioni e incidenti, di raccontare ancora una volta la storia di un tranquillo contadino dell’Inghilterra medievale coinvolto suo malgrado in una caccia al drago. La partitura musicale originale di Natale Romolo, «per nulla bambinesca, anzi piuttosto novecentesca», accompagna e scompone la narrazione, animando la parola e il gesto tra pianoforte, elettronica, clarinetto e sax.
Il lavoro guarda dichiaratamente al Futurismo e al Dadaismo, a Beckett e Joyce, al gesto anarchico di Carmelo Bene e alla musica colta del Novecento. Tolkien, «antimodernista» e creatore di mondi, viene qui ricollocato con un «atto amorevole e violento» dentro la modernità che aveva cercato di eludere. A oltre vent’anni dalla prima versione, Frosini, Timpano e Gli Scarti Centro di Produzione Teatrale di Innovazione riprendono il monologo che valse a Timpano il premio Le voci dell’anima 2005, rinnovandone l’allestimento per «la scena e il tempo presenti». Domenica 8 febbraio, al termine della replica, è previsto un incontro con la compagnia nell’ambito del progetto Staffetta critica.
Il 21 e 22 febbraio debutta per la prima volta a Roma «È solo un lungo tramonto» di Jacopo Giacomoni, performance per voce, sax e ricordi registrati. Il lavoro propone un esperimento di hauntology teatrale fondato su un processo di distorsione testuale che rispecchia il funzionamento fragile della memoria.
«Ho registrato i ricordi di mio padre, li ho trascritti e li ho dettati al mio computer che li ha a sua volta trascritti», spiega Giacomoni, descrivendo un procedimento iterativo che «sloga il testo come la memoria di mio padre è slogata dalla demenza». Ne emerge un presente instabile, «infestato da un passato che non si può dimenticare», in una lenta disintegrazione verso il silenzio: «Non c’è tensione, non c’è in fondo nessun dramma. È solo un lungo tramonto».
Vincitore della menzione speciale «Franco Quadri» al Premio Riccione 2023, lo spettacolo conferma la ricerca di Giacomoni su una drammaturgia strutturalista e partecipativa, capace di trasformare il palcoscenico in un dispositivo di riflessione sul tempo, sul ricordo e sulla perdita. Domenica 22 febbraio, al termine della replica, l’incontro con la compagnia rientra ancora nel progetto Staffetta critica.
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