Roma, 29 agosto 2025
Cultura

Toponomasticamente Roma

di Alessandro Monteverdi

di Alessandro MonteverdiULTIMO AGGIORNAMENTO 15 giorni fa - TEMPO DI LETTURA 4'

Se è uno, se dice «er topo» e, a Roma, «li topi» sono tanti, come i toponimi, parola che non deriva da topolino, come ben sai, ma dal solito greco che forse tu hai studiato: topos che significa luogo e ónoma, nome.

Si i toponimi, i nomi propri di luoghi come Roma stessa, i suoi quartieri e, nel nostro caso le sue vie e piazze. Quei luoghi che hanno il nome scritto su una targa toponomastica o targa viaria, se per capire puoi evitare di aver studiato greco. A Roma sono di travertino, rettangolari e scritte con il carattere tipografico «capitale lapidaria romana», oggi diresti il font simile quello usato per le iscrizioni antiche.

Su ognuna di esse, non c’è solo la categoria (Via, Vicolo, Largo, Piazza) e il nome. Se è dedicata ad un personaggio anche il cognome, oltre alla sua qualifica storica (Patriota, Scrittore, Generale, Scienziato) e, talvolta, anche le date di nascita e morte.

A Roma, il Comune mantiene un archivio ufficiale della toponomastica e ogni nuova intitolazione è deliberata dalla Commissione Toponomastica Capitolina. Nella città eterna, facciamo le cose sempre in pompa magna. Se hai mai pensato di meritare di dare il tuo nome ad una via, mettiti in fila, la procedura è complessa e qualcosa di importante devi fare, soprattutto per questa città.

Di cosa ti voglio parlare qui e nei prossimi articoli che, se vorrai, leggerai nelle prossime settimane? Di Toponomastica viaria perché, se le parole sono importanti, le vie lo sono altrettanto. Sì perché servono ad orientarti ma anche, fatto meno scontato, sono ciò che contribuisce a raccontare l’anima di un Quartiere, soprattutto per quelli tradizionali di Roma. Non solamente i Rioni del Centro ma pure quelli che gli girano intorno: da quelli più altolocati, Parioli e Trieste a quelli più popolari come Testaccio, ormai tutti diventati, sempre di più, residenza di famiglie abbienti, visti i prezzi delle case al metro quadro, dai 5 mila euro a metro quadro in su.

Come mi è venuta l’idea? Passando ieri per via Carlo Bontemps (si proprio così con ps, con post scriptum alla fine), garibaldino doc. Mi dirai perché non ho cambiato strada, così ti avrei risparmiato tutta questa storia dei topi e dei topos. Non l’ho fatto apposta, è che ci passo tutti i giorni e, non so perché ieri sera ho buttato un occhio alla targa e mi sono accorto che in quella brevissima via, non più 10 metri, non ci abita nessuno. Non perché sono disabitati i suoi palazzi (che poi è solo uno) ma perché non c’è proprio un portone. Da lì il pensiero «ma valeva la pena dargli un nome» a quel tratto di strada? Tanto non serviva a nessuno per dire ci abito! Poi realizzi che il nome della via era comunque utile per dare indicazioni stradali del tipo: «da via Giacinto Carini poi giri a sinistra per via Carlo Bontemps e prendi via delle Mura Gianicolensi». Fatto sta che non ti levi dalla testa la prima impressione: «A Carlo devono avergli dato un contentino, forse anche perché erano sicuri che nessuno avrebbe protestato per l’assegnazione del suo nome ad una via così insignificante. Immaginati l’avessero intestata a Giuseppe Garibaldi che putiferio!

E poi non ti chiedi chi era il Bontemps Carlo? (come probabilmente lo chiamavano ai suoi tempi). Per fortuna, c’è Chat a soccorrerti: non è un personaggio noto ai manuali scolastici ed è solo grazie all’archivio della Commissione Toponomastica Capitolina che sappiamo essere stato un patriota e garibaldino, combattente durante la Repubblica Romana del 1849, morto proprio lì dietro, verso via San Pancrazio, altezza entrata di Villa Pamphili.

Niente a che vedere con Giacinto Carini, nobile siciliano e garibaldino che divenne poi generale e deputato del Regno d’Italia. Anche lui partecipò, come il Bontemps alla sanguinosa battaglia del Vascello. Uno degli scontri più violenti e simbolici nella difesa della Repubblica Romana del 1849, combattuta tra le truppe garibaldine e l’esercito francese inviato da Napoleone III per ristabilire il potere del Papa a Roma.

A Giacinto, la via più importante di Monteverde Vecchio piena di negozi e di persone che ci abitano, a Carlo una micro via dove non abita nessuno. Chissà se poi ci sarebbe rimasto male oppure si sarebbe sentito fortunato rispetto a quegli altri garibaldini, morti sempre lì nei dintorni, senza nemmeno un vicolo di cui vantarsi.

Come al solito, anche il nome di una via può diventare un bicchiere riempito a metà sta a te decidere se mezzo pieno oppure vuoto oppure puoi pensare che c’è sempre qualcuno che sta messo peggio di te.

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