
L'aereo era partito nel pomeriggio da Roma Fiumicino con destinazione Seattle-Tacoma, ha dovuto fare dietrofront a metà strada e tornare da dove era partito, dopo che l'equipaggio si è accorto di vibrazioni sospette a uno dei motori.
Cosa è successo in volo
Il volo AS181 era decollato regolarmente, raggiungendo quota di crociera e puntando verso nord-ovest sopra la Francia. Ma circa due ore dopo il decollo, con l'aereo ormai sopra il sud-est del Regno Unito, i piloti hanno deciso che non c'erano le condizioni per proseguire fino agli Stati Uniti. Meglio tornare indietro. Sul transponder è comparso il codice 7700, quello che segnala ai controllori di volo un'emergenza in corso.
Da lì in poi l'aereo ha iniziato a perdere quota gradualmente, dirigendosi di nuovo verso il continente. Per un po' si è pensato anche a Parigi come possibile scalo di emergenza, ma alla fine la scelta è ricaduta su Fiumicino, dove Alaska Airlines può contare su personale e assistenza tecnica.
Perché ha scaricato il carburante
Prima di rientrare, l'aereo ha fatto un passaggio sull'Atlantico per liberarsi di parte del carburante, scaricandolo in mare. Non è una stranezza: è una procedura di routine per i voli a lungo raggio, che partono pieni di carburante per attraversare l'oceano. Se devono rientrare poco dopo il decollo, sono troppo pesanti per atterrare in sicurezza, quindi il carburante in eccesso va tolto di mezzo.
L'atterraggio e cosa succede ora
Alla fine il Dreamliner è atterrato senza problemi sulla pista 16R di Fiumicino, dopo circa cinque ore di volo in totale — quasi come se avesse fatto tutto il viaggio, ma tornando al punto di partenza. Una volta a terra, è stato spostato in una piazzola remota per i controlli tecnici sul motore, per capire cosa avesse causato le vibrazioni.
Alaska Airlines intanto ha già organizzato un secondo tentativo: nuova partenza da Fiumicino in tarda serata, con la speranza che stavolta il viaggio verso Seattle si concluda senza sorprese.
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