Roma, 13 marzo 2026
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Tra Casal del Marmo e Rebibbia, Cucchi: «Difendere il reato di tortura». Calderone: «In carcere la gente muore, si suicida e viene picchiata»

Inchiesta sul carcere minorile di Casal del Marmo: Ilaria Cucchi difende il reato di tortura. La Garante dei detenuti di Roma Valentina Calderone denuncia la situazione nelle carceri

di Edoardo IacolucciULTIMO AGGIORNAMENTO 2 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Valentina Calderone, Ilaria Cucchi. Sullo sfondo il muro di cinta di Casal del Marmo

Valentina Calderone, Ilaria Cucchi. Sullo sfondo il muro di cinta di Casal del Marmo

Le notizie emerse dall’inchiesta sul carcere minorile di Casal del Marmo hanno riacceso un faro sulle condizioni di detenzione e sul reato di tortura. A intervenire è la senatrice dell’Alleanza verdi e sinistra, Ilaria Cucchi, che in una nota denuncia la gravità delle accuse emerse e ribadisce la necessità di difendere la normativa vigente: «Le notizie che emergono dall'inchiesta sul carcere minorile di Casal del Marmo sono agghiaccianti», afferma la parlamentare.

Secondo quanto riportato nelle indagini, al centro della vicenda oltre ai «presunti pestaggi», ci sarebbero «minacce e umiliazioni» ai danni di giovani detenuti da parte di agenti penitenziari. Ilaria Cucchi richiama così l’attenzione anche sui segni fisici che sarebbero stati riscontrati sui ragazzi: «Si parla di presunti pestaggi, minacce e umiliazioni da parte di agenti penitenziari ai danni di giovani detenuti. La pelle di quei ragazzi racconta ecchimosi, lividi, ferite, escoriazioni. E questi sono solo i danni visibili».

«Danni anche alla salute mentale dei ragazzi»

Nel suo intervento la senatrice sottolinea che le conseguenze delle presunte violenze non riguarderebbero solo l’aspetto fisico: «Ci sono quelli forse ancora più gravi, che non si vedono: quelli arrecati alla salute mentale di giovani, alcuni giovanissimi, che avrebbero tutta una vita davanti» Per Cucchi, episodi come quelli ipotizzati nell’inchiesta dimostrano la necessità di mantenere strumenti giuridici efficaci contro eventuali abusi nelle strutture detentive: «Di fronte a fatti come questi, dopo quelli accaduti anche nel carcere minorile di Milano, è chiaro perché il reato di tortura non debba essere toccato».

Il dibattito politico sul reato di tortura

La senatrice collega la vicenda di Casal del Marmo al confronto politico in corso sulla normativa che punisce il reato di tortura: «Proprio quel reato che il governo Meloni vorrebbe invece mettere in discussione. I più timidi - continua - come il ministro dei Trasporti Salvini, dicono di volerlo rivedere, circoscrivere, precisare. Poi ci sono gli estremisti di professione, come il sottosegretario Delmastro».

Per la parlamentare di Alleanza verdi e sinistra, la norma rappresenta un pilastro dello Stato di diritto: «Il reato di tortura non è un dettaglio, è un presidio di civiltà giuridica e uno dei baluardi della nostra democrazia, conquistato dopo una battaglia lunga e difficile».

E chiosa: «Indebolirlo significherebbe dire che lo Stato è disposto a chiudere gli occhi davanti agli abusi. Alleanza verdi e sinistra difenderà questa norma così com'è con le unghie e con i denti, perché lo Stato deve stare sempre dalla parte della legalità e della dignità umana».

Calderone: «In carcere la gente muore, si suicida e viene picchiata»

Sul clima all’interno delle carceri interviene anche Valentina Calderone, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma, che in un lungo post denuncia la situazione negli istituti penitenziari della Capitale: «Per avere una minima idea del baratro dentro cui siamo, analizziamo un paio di cose avvenute negli ultimi giorni», scrive Calderone, nel ricordare la morte di due detenuti nel carcere di Rebibbia nuovo complesso: «Di uno non si sanno ancora le cause della morte», precisa. Il secondo detenuto, spiega, era stato incontrato durante un’ispezione svolta a inizio gennaio insieme al Garante regionale: «Era in isolamento, in uno spazio dedicato alle attività, dormiva su un materasso per terra, gli agenti ci hanno detto che non c’era modo di convincerlo a dormire in un letto».

Calderone descrive anche le difficoltà dell’uomo e il percorso che lo aveva portato tra diverse strutture: «Persone come lui vengono sbattute come palline da ping pong tra carcere e Cpr».

Il suicidio e la denuncia sulle condizioni delle carceri

La Garante racconta di aver segnalato la situazione del detenuto ai servizi competenti: «I giorni successivi lo abbiamo segnalato all’area psichiatrica e alla sua educatrice, qualche giorno fa si è ammazzato».

Secondo Calderone, la notizia del suicidio sarebbe stata resa pubblica con grande ritardo: «Da quando sono garante, è la prima volta che una notizia di suicidio ci mette così tanto a essere resa pubblica».

Nel suo intervento la Garante collega proprio l’inchiesta su Casal del Marmo alle segnalazioni raccolte negli ultimi mesi: «L’indagine dovrà accertare violenze, torture e maltrattamenti nei confronti di alcuni ragazzini detenuti al minorile di Casal del Marmo. Mesi fa ho fatto un esposto in procura e varie integrazioni nei mesi successivi - puntualizza -, perché alcuni di loro mi hanno raccontato quello che gli stava succedendo».

«Mentre in carcere la gente muore si pensa a registri e divieti»

Mentre in carcere la gente muore, si suicida, viene picchiata e torturata, «al ministero e al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non fanno altro che preoccuparsi di interrompere le attività rivolte alle persone detenute in alta sicurezza» critica la Garante, che tra gli esempi citati, ricorda lo stop ad alcune iniziative culturali e denuncia anche nuove procedure interne: «Pare sia pure stato inventato un “registro delle docce”, in qualcuna di queste circolari».

Una misura che Calderone descrive infine con amarezza e una domanda destinata a non avere pronta risposta: «Che vuol dire? Che ci sono degli agenti con il compito di segnare su un apposito registro ogni volta che una persona in alta sicurezza si va a fare una doccia. Non serve commentare, vero?».

Le parole della Garante e l’intervento di Cucchi riportano al centro dell’attenzione pubblica la situazione delle carceri italiane e la tutela dei diritti delle persone detenute. Ora le indagini sull’istituto minorile romano proseguono per accertare tutte le eventuali responsabilità.

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