
Le sale cinematografiche e le arene del Lazio avranno più tempo per completare i lavori di ammodernamento finanziati dalla Regione perchè con una determinazione dirigenziale (la n. G12707 del settembre 2026) è stata ufficializzata una nuova proroga per la conclusione e la rendicontazione dei progetti d'investimento finanziati.
Significa, in altre parole, che i cinema e le arene del Lazio che hanno ricevuto dei soldi pubblici per fare dei lavori di miglioramento hanno più tempo per finirli.
La scadenza per ultimare i lavori e presentare le carte contabili è stata posticipata, come stabilisce l'atto ufficiale, alla data del 31 gennaio 2027.
Il provvedimento nasce da un’esigenza concreta registrata sul territorio. Alla data del 18 settembre 2026, infatti, come viene messo «preso atto» dalla Regione, risultavano «ancora non pervenute un rilevante numero di rendicontazioni dei progetti di investimento finanziati».
A farsi portavoce delle difficoltà degli operatori è stata l'Associazione Nazionale Esercenti Cinema del Lazio, che ha rappresentato all’ufficio regionale «l’esigenza da parte di alcuni esercenti della concessione di una ulteriore proroga per la ultimazione e rendicontazione dei progetti presentati». La Regione ha così deciso di accogliere le richieste giunte sia per le vie brevi sia tramite posta elettronica certificata, offrendo l’opportunità ai beneficiari di «ultimare i lavori e presentare le rendicontazioni» per garantire, secondo le parole del testo, «la piena efficacia dell'investimento pubblico».
L'intervento si inserisce in un percorso di sostegno economico avviato dalla Regione per tutelare i presidi culturali del territorio. Le risorse mobilitate attingono al Piano Sviluppo e Coesione (Fondo Sviluppo e Coesione - FSC), grazie alla riprogrammazione che ha messo a disposizione complessivamente circa 2,9 milioni di euro destinati all'avviso pubblico volto al «Sostegno e Rilancio competitivo delle Sale Cinematografiche e delle Arene del Lazio». Dopo l'approvazione delle graduatorie e le ammissioni a favore di decine di creditori beneficiari del contributo, la nuova proroga punta ora a far sì che i cantieri e i progetti di ammodernamento possano concludersi gestendo gli interventi «con le dovute garanzie tecniche ed economiche».
Questa boccata d'ossigeno per le sale cinematografiche attive si muove su un terreno politico da tempo molto discusso nella regione. Per comprendere appieno la delicatezza del settore cinematografico locale, bisogna fare un salto indietro al 17 luglio dell'anno scorso, il 2025.
In quella data, al termine di una maratona notturna in Consiglio Regionale durata fino all'alba, l'Aula approvò la legge di semplificazione urbanistica (la legge regionale n. 171). Quel provvedimento scatenò un intenso dibattito politico. L'impianto originario normativo prevedeva la possibilità di una radicale riconversione delle sale cinematografiche dismesse e abbandonate di Roma e del Lazio verso altre attività commerciali o usi diversi (come supermercati o sale bingo).
La norma sulla trasformazione incontrollata dei cinema abbandonati provocò la dura opposizione delle minoranze e la mobilitazione di comitati e associazioni a difesa dei presidi culturali. Uno scontro politico culminato proprio nello stralcio di quella norma nel corso della discussione notturna del 17 luglio 2025, salvaguardando così la vocazione originaria degli spazi ed evitando speculazioni o la perdita definitiva dei luoghi di aggregazione culturale.
Se da un lato la politica regionale ha cercato di snellire la burocrazia e spingere sulla rigenerazione degli edifici, dall'altro la difesa del cinema ha trovato una linea di demarcazione netta tra la riconversione commerciale e la protezione dell'identità culturale.
Oggi, la nuova proroga concessa dalla Direzione regionale guidata da Paolo Giuntarelli si muove esattamente in questa direzione: non più la dismissione o la trasformazione dei luoghi di cultura, ma un supporto concreto affinché i cinema e le arene del Lazio che resistono possano ammodernarsi, completare i lavori ed essere pienamente restituiti alla cittadinanza e alla socialità del territorio entro gennaio 2027
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