
La Comunità islamica di Roma ha chiesto alla Questura di valutare se esistano i presupposti per adottare un Daspo o un’altra misura prevista dall’ordinamento nei confronti di Simone Carabella, influencer noto per i video realizzati in luoghi che definisce aree di degrado.
L’organizzazione, che riunisce 24 realtà e associazioni, ha presentato un’istanza nella quale ricostruisce una serie di episodi avvenuti negli ultimi mesi in diversi luoghi frequentati dalla comunità musulmana romana.
La richiesta, precisano gli stessi promotori, non riguarda le opinioni espresse da Carabella sull’Islam, ma le modalità con cui l’influencer si sarebbe presentato ripetutamente in luoghi di culto e iniziative della comunità.
Nella nota, la Comunità islamica elenca presenze di Carabella nelle aree di viale Marconi, Montesacro, Esquilino-Porta Maggiore, Colli Albani, Montagnola-via Leonori, Torre Gaia, Centocelle-Al Huda e Vittorio Emanuele, oltre che ad Albano Laziale.
L’influencer avrebbe inoltre partecipato ad alcune iniziative organizzate direttamente dalla comunità, tra cui la festa dell’Eid al-Adha a Villa Gordiani e un appuntamento alla piscina di Tor Tre Teste.
Secondo l’organizzazione non si tratterebbe più di episodi isolati. La Comunità islamica sostiene di aver documentato «presenza fisica nei luoghi della comunità, riprese dei presenti, contestazioni, ricerca del confronto» e iniziative che, a suo giudizio, avrebbero assunto la forma di controlli o verifiche svolti da un privato cittadino.
Si tratta della ricostruzione fornita dalla stessa Comunità islamica nell’istanza: sarà la Questura a valutare il materiale presentato e l’eventuale sussistenza dei presupposti per adottare provvedimenti.
Nella nota l’organizzazione distingue esplicitamente tra la libertà di espressione di Carabella e i comportamenti contestati.
«Simone Carabella ha il diritto di criticare l’Islam, la Comunità islamica e le moschee», si legge. «Ma se ritiene che una moschea commetta un illecito, deve rivolgersi alle autorità competenti».
La Comunità sostiene quindi che non possa spettare «a un privato cittadino fare il poliziotto, l’ispettore o il controllore di un’intera comunità religiosa» e chiede alla Questura di esaminare il quadro complessivo per verificare se siano necessarie misure per impedire la reiterazione delle condotte segnalate.
A stretto giro è arrivata la risposta dello stesso Simone Carabella, affidata a un video pubblicato su Instagram.
«Non potrete mai allontanarmi da Roma, perché io e Roma siamo una cosa sola», ha detto l’influencer, respingendo l’ipotesi di un provvedimento nei suoi confronti.
Carabella ha poi contestato la definizione di alcuni dei luoghi frequentati dalla comunità come moschee, sostenendo che molti sarebbero in realtà circoli culturali, e ha criticato lo svolgimento delle preghiere collettive in spazi che, a suo dire, non sarebbero adeguati per numero di persone e condizioni di sicurezza.
Nel video usa anche toni molto duri nei confronti delle preghiere e delle attività della comunità musulmana, affermando comunque di aspettarsi la possibilità di un Daspo.
«In quel caso state tranquilli, me ne vado ad Ariccia, poi a Milano, Torino o Napoli», ha detto, aggiungendo che continuerebbe le proprie iniziative anche fuori Roma e, eventualmente, all’estero.
Nei giorni scorsi Carabella aveva annunciato di avere ricevuto un provvedimento per il territorio del Comune di Venezia dopo un’iniziativa provocatoria svolta in un parco di Mestre durante un momento di preghiera islamica.
Il precedente viene richiamato anche dalla Comunità islamica di Roma nella propria richiesta.
Nel caso della Capitale, però, al momento è stata presentata soltanto un’istanza: non risulta che la Questura abbia già disposto un Daspo o un’altra misura nei confronti dell’influencer.
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi