
L'area degli Ex Mercati Generali
Mentre prosegue il confronto pubblico sul futuro dell’area degli ex Mercati Generali lungo via Ostiense, l’intervento di pulizia avviato dal Comune di Roma ha acceso nuove tensioni con il Comitato civico che da mesi segue la vicenda.
L’amministrazione parla di operazioni necessarie per la messa in sicurezza e il decoro, mentre i cittadini contestano le modalità dei lavori e chiedono maggiore trasparenza sul progetto complessivo. Intanto è stata annunciata una manifestazione cittadina per il 28 febbraio.
L’area degli ex Mercati Generali, circa nove ettari fuori dalle Mura Aureliane tra la riva sinistra del Tevere e via Ostiense, rappresenta un pezzo importante della storia produttiva della Capitale. Qui vennero concentrati i principali mercati alimentari cittadini, in una visione di prossimità e aggregazione che per certi versi anticipava il moderno centro commerciale.
Dal 2002 il complesso è abbandonato. Ma proprio dopo i lavori di depavimentazione del 2006, la natura ha progressivamente riconquistato lo spazio dopo che era emersa acqua di falda. Si è formata una zona umida e sono cresciuti pioppi bianchi, salici e cannucce palustri, creando, secondo ambientalisti e WWF, un habitat fluviale di valore.
Nelle scorse settimane però nell’area è comparsa una ruspa che ha cancellato parte della vegetazione spontanea. Il comune ha parlato di semplice sfalcio e pulizia per motivi di sicurezza e decoro, riferendo che si trattava di specie infestanti tipiche di contesti urbani degradati.
Una versione contestata dal Comitato. «Lo sfalcio si fa con tosaerba o decespugliatori, non con la ruspa», aveva spiegato Simona, attivista del Comitato. «In quella zona umida, riconosciuta e censita dal WWF come risorsa ambientale preziosa, gli alberi sono stati sradicati e il terreno stravolto, cancellando anche la memoria dell’alveo del fiume Almone».
La reazione è stata immediata. Dopo gli esposti agli uffici competenti rimasti senza risposta, cittadini e associazioni hanno organizzato un presidio davanti all’area, trasformato poi in corteo verso l’Assessorato all’Ambiente e successivamente verso quello al Patrimonio.
Il piano concordato tra Roma Capitale e il fondo texano Hines prevede una grossa operazione immobiliare. Residenza universitaria da circa 2.000 posti letto (con canoni in parte superiori ai 1.000 euro), uffici, spazi culturali e oltre 2.500 parcheggi interrati.
Lo studentato funzionerebbe per dieci mesi l’anno in connessione con l’Università Roma Tre e d’estate verrebbe riconvertito in struttura alberghiera. La concessione prevista è di 165 mila euro annui per 60 anni.
Per i contrari si tratta dell’ennesima operazione immobiliare ibrida; per l’amministrazione, invece, di un investimento da 380 milioni capace di riattivare un’area abbandonata con nuovi servizi e spazi pubblici.
Intanto la rete di opposizione continua a riunirsi per valutare le mosse legali e la partecipazione ai tavoli, ma soprattutto per preparare la manifestazione cittadina.
Anche il Comitato del Pratone di Torre Spaccata denuncia «uno schema sempre uguale: lasciare degradare uno spazio per trasformarlo in occasione di profitto», parlando apertamente di finanziarizzazione degli spazi urbani.
L’appuntamento è fissato per sabato 28 febbraio alle 14.30 a Largo delle Sette Chiese.
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