Roma, 15 ottobre 2026
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Fecondazione assistita, Greco: «Salis rompe un tabù. La denatalità riguarda anche chi non riesce ad avere figli»

Il presidente della Società Italiana della Riproduzione interviene dopo il racconto della sindaca di Genova sul percorso che l’ha portata alla nascita del figlio Eugenio: «La Pma deve essere conosciuta, tutelata e resa accessibile». Nel 2025 in Italia 355mila nascite e 1,14 figli per donna

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 3'
Ermanno Greco, Presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.)

Ermanno Greco, Presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.)

Parlare apertamente di procreazione medicalmente assistita per superare lo stigma che ancora accompagna molte persone che affrontano un percorso per avere un figlio. È l’appello di Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.) e professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma, dopo il racconto pubblico della sindaca di Genova Silvia Salis sulla propria esperienza di fecondazione assistita.

Salis ha raccontato per la prima volta nel libro È già domani, pubblicato il 13 ottobre, che la nascita del figlio Eugenio nel 2023 è arrivata dopo un percorso di procreazione assistita intrapreso insieme al marito Fausto Brizzi.

Per Greco, quella testimonianza può avere un significato che va oltre la vicenda personale: «La Procreazione medicalmente assistita non deve essere un tabù, ma una possibilità da conoscere, tutelare e rendere accessibile».

«Molte coppie ancora preferiscono non raccontarlo»

Secondo il presidente della S.I.d.R., il ricorso alle tecniche di Pma continua a essere accompagnato in alcuni casi da pudore, timore del giudizio e difficoltà nel condividere un percorso che può avere conseguenze fisiche e psicologiche.

«Occorre superare l’idea che concepire un figlio attraverso l’aiuto della medicina sia qualcosa da nascondere o giustificare», sostiene Greco. «La genitorialità non ha bisogno di essere legittimata dal modo in cui ha avuto inizio».

La scelta di una figura pubblica di raccontare la propria esperienza, aggiunge, può quindi contribuire a normalizzare una realtà che interessa migliaia di famiglie.

I numeri del Ministero della Salute mostrano un peso crescente della procreazione assistita nei percorsi di nascita. Nel 2025 il ricorso a una tecnica di Pma è stato rilevato in media in 4,6 gravidanze ogni 100.

Gli ultimi dati completi del Registro nazionale della Pma, riferiti al 2023, registrano invece 89.870 coppie trattate, 112.804 cicli effettuati e 17.235 bambini nati vivi, tutti valori in aumento rispetto all’anno precedente.

Greco: «La denatalità riguarda anche chi vorrebbe figli e non riesce ad averli»

La riflessione viene collegata da Greco anche alla crisi demografica italiana.

Secondo l’Istat, nel 2025 sono nati circa 355mila bambini, 15mila in meno rispetto al 2024. Il numero medio di figli per donna è sceso da 1,18 a 1,14, nuovo minimo storico.

«Non possiamo parlare seriamente di denatalità senza occuparci anche delle donne e delle coppie che vorrebbero avere un figlio ma incontrano difficoltà biologiche, economiche o organizzative», afferma Greco.

Il presidente della Società Italiana della Riproduzione chiede quindi di affiancare alle politiche per lavoro, casa, servizi per l’infanzia e conciliazione tra vita familiare e professionale anche interventi sulla salute riproduttiva.

Tra le priorità indicate ci sono una maggiore informazione sulla fertilità, la prevenzione, l’accesso ai percorsi diagnostici e terapeutici e il sostegno psicologico durante i trattamenti.

Le differenze nell’accesso ai trattamenti

Un altro punto riguarda le disuguaglianze territoriali ed economiche nell’accesso alla procreazione assistita.

La Pma è inserita nei Livelli essenziali di assistenza e una parte rilevante dei trattamenti viene effettuata nel Servizio sanitario nazionale. Secondo l’ultima relazione del Ministero della Salute, il 62,6 per cento dei cicli di secondo e terzo livello con gameti della coppia viene svolto all’interno del sistema pubblico.

Restano tuttavia differenze tra Regioni nell’organizzazione dell’offerta, nelle liste di attesa e nei percorsi disponibili.

È un tema particolarmente presente anche nel Lazio. Negli ultimi anni la Regione ha avviato interventi per rafforzare l’offerta pubblica, mentre nel luglio 2026 il San Camillo Forlanini ha attivato il primo Laboratorio pubblico regionale di Diagnosi Genetica Preimpianto, collegato ai centri di Procreazione medicalmente assistita.

«Contrastare la denatalità significa anche non lasciare sole le persone che desiderano un figlio ma non riescono a realizzare questo progetto», conclude Greco.

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