
E se la Dolce Vita fosse stata soltanto una parte della storia? Da questa domanda, nata proprio a Roma, prende forma il nuovo documentario diretto da Giulio Borgognoni, con protagonista Rino Barillari, il “re dei paparazzi” della Capitale. Il progetto è destinato a Prime Video e le riprese prenderanno il via prossimamente.
Le immagini che hanno costruito il mito sono note in tutto il mondo: Anita Ekberg, gli attori americani, le notti romane, i tavolini di via Veneto, le auto eleganti e i fotografi pronti a immortalare un bacio, un incontro, uno scandalo. Ma che cosa accadeva fuori dall’inquadratura? Mentre Roma diventava il salotto internazionale del cinema, la Capitale e il Paese attraversavano trasformazioni destinate a cambiarne per sempre il volto: le contestazioni, le tensioni politiche e, negli anni successivi, gli anni di piombo e il terrorismo, comprese le Brigate Rosse. Cambiavano i costumi, le relazioni, il modo di vivere e persino quello di raccontare la realtà.
Il documentario non vuole essere un semplice omaggio, ma un viaggio nella memoria romana e italiana attraverso lo sguardo di chi ha vissuto oltre cinquant’anni di storia. L’obiettivo dichiarato è attraversare il confine tra ciò che è rimasto impresso nelle fotografie e ciò che, nel frattempo, accadeva nella società, restituendo alla Dolce Vita una dimensione più ampia, senza cancellarne la bellezza e senza ridurla a una cartolina del passato.
Barillari è molto più del fotografo che ha inseguito le star. Ha vissuto la strada, conosciuto personaggi straordinari, assistito a incontri irripetibili e osservato Roma trasformarsi sotto i suoi occhi. La sua macchina fotografica ha raccontato il glamour della Hollywood sul Tevere, ma la sua memoria custodisce anche il mondo che esisteva intorno a quel glamour. È questa memoria che Borgognoni intende riportare al centro del racconto: Barillari come testimone di una Roma e di un’Italia che cambiano.
Una seconda prospettiva arricchisce il progetto. Giulio Borgognoni ha conosciuto di persona la via Veneto degli anni Novanta, quando la stagione d’oro della Dolce Vita era ormai lontana ma alcuni suoi luoghi ne custodivano ancora l’atmosfera: il Café de Paris, lo Strega, l’Harry’s Bar, il Doney. Locali in cui la mondanità non era solo lusso ed esibizione, ma anche conversazione, cultura e giornalismo, e dove potevano incrociarsi scrittori, artisti, intellettuali, personaggi dello spettacolo e protagonisti della vita pubblica. Una Roma diversa da quella di Fellini, ma che conservava ancora qualcosa della sua identità.
Una questione attraversa idealmente l’intero film. Quanto conosciamo davvero un’epoca attraverso le immagini che ci ha lasciato? La Roma della mondanità conviveva con quella della politica, della cultura, dei movimenti sociali e, più tardi, delle grandi ferite nazionali. Il documentario si propone di ricostruire ciò che accadeva prima e dopo lo scatto, intrecciando cinema, costume, giornalismo e storia italiana, in un racconto in cui la memoria personale diventa memoria collettiva.
Perché le fotografie fermano il tempo, ma non sempre riescono a raccontare tutto. E mentre i flash illuminavano via Veneto, fuori dall’inquadratura Roma e l’Italia cambiavano.
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