
«Lesioni plurime per traumi da precipitazione». È questo il primo, e parziale, verdetto emesso dal medico legale Antonio Grande al termine dell’autopsia sul corpo di Andrea Moretti, il giovane di 22 anni tragicamente deceduto dopo essere precipitato per dieci metri mentre lavorava all’interno del Colosseo alla realizzazione del nuovo impianto di illuminazione.
L'esame autoptico, condotto presso l'Istituto di medicina legale dell'Università Sapienza, ha confermato la violenza dell'impatto. Nelle prossime settimane la Procura disporrà un nuovo conferimento d'incarico per i test tossicologici, un atto dovuto per accertare o escludere l’eventuale assunzione di alcol o sostanze stupefacenti prima della tragedia. I risultati definitivi saranno depositati entro novanta giorni nelle mani del pubblico ministero Eleonora Fini.
L’inchiesta ipotizza al momento il reato di omicidio colposo e vede iscritte otto persone nel registro degli indagati. Tra di loro figura anche il cognato della vittima, che aveva il compito di sovrintendere al rispetto delle norme di sicurezza per quel cantiere. Secondo quanto emerso dai primi riscontri, al momento della caduta il cognato si trovava in un'altra area del monumento, impegnato insieme a un altro operaio su un carrello elevatore nella parte opposta della struttura.
Al centro del fascicolo d'indagine ci sono due aspetti cruciali sui quali gli inquirenti stanno facendo luce. Il primo riguarda la solitudine sul lavoro. Dall'analisi delle telecamere di videosorveglianza sembrerebbe che Andrea si trovasse da solo al momento della tragedia, in palese violazione delle normative che impongono la presenza di un secondo operatore con funzioni di supporto e controllo durante le attività in quota. Il secondo aspetto riguarda le qualifiche professionali, poiché Moretti risultava formalmente inquadrato come manovale e non come operaio specializzato (rocciatore), e gli inquirenti dovranno stabilire non solo la regolarità contrattuale, ma anche se possedesse le competenze effettive per operare su pareti così alte.
Dalle immagini delle telecamere di sicurezza emergono poi dettagli importanti come quello che il ventiduenne indossava regolarmente l'imbracatura, ma la fune – non agganciata – si sarebbe impigliata per pochi istanti alla parete prima di finire a terra. Il giovane non risulterebbe agganciato con il moschettone all'anello di sicurezza fissato alla parete, situata tra il secondo e il terzo anello dell'Anfiteatro Flavio.
Per fare piena luce su questo aspetto, la Procura affiderà a breve una consulenza tecnica dedicata allo stato delle attrezzature, per verificare l'integrità e il corretto funzionamento dei dispositivi di protezione individuale indossati da Moretti quella notte. Seguiranno aggiornamenti non appena la Procura formale assegnerà i nuovi incarichi per le perizie tecniche.
La Capitale, il nuovo giornale online di Roma
La Capitale, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Roma il 25 luglio 2024, n. 100/2024
DIRETTORE RESPONSABILE
Stefano Quagliozzi